IDEE / Enrico Finzi: “Un’altra Arca di Noè”, modello alternativo di civiltà che sopravviva al naufragio della civiltà contemporanea

UN’ALTRA ARCA DI NOÈ

di Enrico Finzi (nella foto), sociologo e giornalista. Membro di Reti della carità

finzi

La teologa italiana Teresa Bartolomei, da molti anni docente alla facoltà di teologia dell’università cattolica di Lisbona, ha scritto un bel libro, edito da Vita e Pensiero (2019), che s’intitola “Dove abita la luce”, citato dal settimanale 7.

Tra altri stimoli, l’autrice evoca il ricordo biblico del diluvio universale, sostenendo che viviamo un momento storico in cui non l’ira divina ma gli umani stanno provocando l’omicidio del pianeta, facendo male alla natura e a sé: quello che viene definito ecocidio. Ma è ancora l’umanità che può salvare sé e il creato, collaborando con la misericordia di Dio (mai sadico, mai desideroso di farci pagare i nostri peccati, inclusi gli allontanamenti da Lui, frutto peraltro della nostra libertà).

“La storia di Noè può diventare un manuale di istruzioni su come correre ai ripari dopo un periodo così lungo di distruzione dell’ambiente e di annientamento della natura”.
Come? facendo dell’Arca “un modello alternativo di civiltà, che possa sopravvivere al naufragio della civiltà contemporanea, dimentica che nessun ‘contratto sociale’ basta a garantire la sopravvivenza del genere umano se non viene integrato in un ‘contratto naturale’ di alleanza con la natura e le sue creature”.

È evidente il richiamo alla grande enciclica bergogliana, sintesi di scienza e spiritualità. E si aggiungono spunti di riflessione sul valore simbolico – valida anche per agnostici e atei – su i 40 giorni di salvazione delle specie sull’Arca, i 40 giorni della quarantena, i 40 giorni della Quaresima e cioè della quieta preparazione alla festa della Resurrezione.

La verità è che, costruendo la nuova Arca, con l’impegno delle donne e degli uomini di buona volontà, quello a cui dobbiamo mirare è una profonda e doppia conversione. Quella dell’umanità all’ecologia e alla giustizia, inestricabilmente legata alla carità, alla concreta solidarietà, alla benevolenza. E quella personale: non necessariamente al cattolicesimo (come qualcuno sa sono un ebreo non credente) ma all’intima ‘metànoia’ spirituale.

Mi sento impegnato, con le amiche e gli amici delle Reti della Carità, a cercare anche questa cruciale riconversione interiore: verso l’Altro, l’ascolto empatico, l’attenzione agli ultimi, la semplicità, la rinuncia a obiettivi vani prima perseguiti, la voluta riduzione del vivere a pochi principi essenziali, un cammino verso la morte con uno zaino alleggerito di inutili sassi. Il tutto, con altri, in comunione.

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