IDEE / I SOSPESI: una riflessione di don Nandino Capovilla su coronavirus e senza fissa dimora

di don Nandino Capovilla
Parrocchia della Resurrezione (Marghera Venezia)

Ci chiamavano gli invisibili. Ora siamo i sospesi. È rimasto solo il Padreterno a preoccuparsi della nostra vita e della nostra morte. Soffriamo come tutti e non pretendiamo che ci sia lavoro adesso che viviamo tutti in crisi. Ci basterebbe un tetto dove restare di giorno e di notte con una tv accesa, come avete voi nella vostra casa. La polizia fa bene a fermarci per strada e ci parlano di un modulo da scaricare dimenticando che ci vorrebbe pc, connessione, stampante e soprattutto quella che leggiamo ovunque: “Restate in casa!”. Magari avessimo una casa! Non abbiamo neanche la possibilità di usare un wc chimico, hanno chiuso tutti i bar e anche noi abbiamo ancora una dignità…

Scusate che vi disturbiamo mentre siete tutti barricati in casa impegnati a chattare o lavorare. Non chiediamo la luna. Vorremmo anche noi sentirci come tutti e fare ‘sta quarantena senza pericolo per gli altri e per noi. Ma forse non siamo degni nemmeno di farla, destinati a sopravvivere solo grazie a quel Padreterno che ci guarda dall’alto e a tanti amici veri che non ci hanno abbandonato senza un piatto caldo, all’ultima mensa rimasta aperta, quella della Caritas.

Con tutti voi diciamo convinti “andrà tutto bene” ma più che il giorno del picco noi temiamo quello in cui ci ammaleremo e forse nessuno se ne accorgerà e ci toccherà morire soli come un cane. (A dirla tutta non abbiamo mai visto tanti cani per strada e ci viene il dubbio che loro se la passino molto meglio di noi…)

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