TERRITORI / Catacombe di Napoli: il valore enorme e tangibile di un’esperienza “generativa” di speranza e futuro

catacombe-san-gennaro

di Maria Grazia Guida
presidente associazione Amici Casa della Carità

La cooperativa La Paranza, nata nel 2006 nel cuore del Rione Sanità di Napoli grazie all’iniziativa del parroco don Antonio Loffredo con l’obiettivo di ridare vita alle Catacombe di San Gennaro valorizzandone il potenziale turistico e costruendo in questo modo opportunità occupazionali per i giovani di un quartiere difficile della città, è uno dei soggetti fondatori e tra i principali animatori delle Reti della carità.

Oggi che si è reso necessario definire una nuova convenzione tra la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e la stessa cooperativa per la gestione delle Catacombe, come Reti della carità auspichiamo che non venga sottovalutato e disperso l’enorme e tangibile valore dell’esperienza generativa de La Paranza. In questi anni, è stato sottratto all’abbandono un importante bene culturale, lo si è reso fruibile sviluppandone le capacità attrattive e tutto ciò ha permesso di avere un flusso turistico di oltre 100 mila visitatori all’anno, dare lavoro a 23 giovani e recuperare più di 11 mila metri quadri di patrimonio.

Un’esperienza che, come Reti della carità, abbiamo portato all’attenzione del recente Sinodo dei vescovi sui giovani come esempio di modello virtuoso che può essere intrapreso dalla Chiesa a tutte le latitudini. Un’indicazione che il Sinodo ha recepito sia nell’Instrumentum Laboris, sia nel Documento finale.

Come Reti della carità, ispirati e spronati proprio dalle riflessioni e dal lavoro portato avanti da La Paranza, avevamo chiesto al Sinodo che: «il patrimonio immobiliare, artistico e culturale, che a volte viene vissuto come un peso in termini di gestione e mantenimento oppure viene messo “a reddito” ricorrendo ad attività non sempre in linea con una visione economica che rispetta un approccio cristiano, venga dalla Chiesa messo a disposizione dei giovani per iniziative e progetti di imprenditoria sociale. In questo modo si possono realizzare tre obiettivi: la crescita del capitale umano, il mantenimento delle strutture, la creazione di posti di lavoro. Quel patrimonio diventa così “generativo”, crea cioè valore sul territorio, al di là di meri ritorni economici nell’immediato».

Oggi riproponiamo con forza queste indicazioni perché, come Reti della carità, pensiamo che la Chiesa debba rivolgersi alle nuove generazioni anzitutto seminando e lasciando germogliare la speranza di un futuro migliore. E riteniamo che La Paranza e tutti i ragazzi di don Antonio Loffredo facciano proprio questo.

 

 

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