TERRITORI / Alla scoperta del rione Sanità

Riportiamo un articolo-reportage di Gemma Di Marino, volontaria della Casa della carità, che ha partecipato all’ultimo incontro Reti della carità, tenuto a Napoli lo scorso 22 gennaio. Gemma descrive, con passione ed completezza, l’incontro con le esperienze di don Antonio Loffredo. (L’articolo è stato pubblicato su “Alziamo lo sguardo”,mensile della parrocchia Resurrezione di Gesù, di via Pisa a Sesto San Giovanni).

Il treno Freccia Rossa impiega solo quattro ore a percorrere la tratta Milano – Napoli.
Arrivo domenica sera, si respira subito un’aria di festa, “il Napoli ha vinto” e bandiere azzurre sventolano dalle case. Mi riempio i polmoni di un’aria che sa di salsedine, men-tre una cornice di luci che brillano sul mare allarga il cuore alla gioia.

Mentre il taxi percorre agilmente le viuzze dei “quartieri spagnoli” per raggiungere “Casa Tolentino” (un Bed and Breakfast, nato dal recupero del Monastero Agostiniano fondato nel 1618 e gestito oggi dai giovani della “Cooperativa San Nicola da Tolentino”, del Rione Sanità), non posso che pensare a quei giovani che incontrerò domani.

Il Rione Sanità è il luogo dove le tradizioni e la “veracità” del popolo napoletano le senti sulla pelle; nei suoi vicoli scorre linfa vitale mista a gioia e dolori. La strada è il palcoscenico sul quale viene rap-presentato il vissuto: bello e brutto, difficile e faticoso di chi lo abita.

E’ guardando a questo che don Antonio Loffredo, parroco delle quattro parrocchie del Rione Sanità, ha trovato il coraggio e l’entusiasmo di non guardare solo alla povertà, ma a cercare di far emergere la ricchezza nascosta e le risorse umane di questi particolari napoletani.

E’ ai ragazzi, che consideravano normale l’abbandono scolastico e trovavano naturale accettare i tanti espedienti di sopravvivenza, che ha riconsegnato dignità e diritti.
Dall’inferno della strada, ha creato per loro un po’ di paradiso, ha trasformato i tanti disagi vissuti, in risorse, talenti e bellezza.

Le ragazze e i ragazzi lo stimano, lo rispettano, gli vogliono bene, affettuosamente lo chiamano don Antò, perché è impossibile non essere contagiati dall’entusiasmo che lui trasmette.

Dal 2001, pian piano, Don Antonio ha creato il “Modello Sanità”, sostenuto da tante reti, come quella di padre Alex Zanotelli, “l’Altra Napoli”, che tutti conosciamo come missionario comboniano in Kenia e grande promotore di pace e di uguaglianza. Padre Zanotelli vive in una casupola ricavata nel campanile della basilica di Santa Maria della Sanità.

L’indomani, 22 gennaio 2018, alcuni di loro partecipano al nostro incontro, organizzato dalle Reti della Carità, il cui tema è: “I giovani e l’occupazione”. Hanno tutti uno sguardo fiero, come di chi ha vinto dure battaglie.

E’ Melania, ragazza napoletana “verace” di circa trent’anni, che con Gianluca, e altri, racconta con voce carica di orgoglio l’esperienza delle loro varie cooperative. Spiega: “Noi ai ragazzi del rione diciamo: «Vieni, vedi e poi racconta. E continua. Parlare con i ragazzi è un lavoro di inclusione. L’età media dei ragazzi è di circa trent’anni, questi ragazzi crescono più in fretta di quelli del nord. Vedete, il tema giovani diventa importante localizzarlo, occorre entrare nella storia delle persone. E’ importante far vedere ai ragazzi un orizzonte nuovo e dare speranza a chi l’ha persa, perché hanno attraversato per la legge momenti di fragilità e di “cadute”. E’ necessario ridare loro un’occasione per ripartire, non basta solo toglierli dalla situazione di disagio che vivono, ma ridare loro fiducia, una prospettiva nuova in cui credere. Ragazzi con esperienze di tossicodipendenza, carcere, spaccio e furti, che non venivano considerati “regolari”, che sarebbero stati esclusi da una vita normale, hanno cominciato a fare un cammino di educazione al lavoro, aiutati da persone che si sono messe a loro disposizione. Erano ragazzi che non avevano regole e che avevano ri-nunciato a pensare di lavorare. Svegliarsi al mattino e pensare di andare a lavorare per loro era già una fatica. Quando hanno scoperto che le loro “competenze negative” che avevano, potevano trasformarsi in “competenze positive”, sco-prendo che apprendevano subito ed erano bravi, hanno scoperto un mondo diverso. Oggi guardano con occhi nuovi e scommettono su loro stessi. Nessuno di loro viene guardato con pietismo».

Oggi, i ragazzi nati nel Rione Sanità di Napoli, lavorano a realizzare i loro sogni: dare speranza ai giovani! Ci mettono tutto quanto di bello posseggono: l’entusiasmo, il lavoro e una grande volontà. Hanno creato un’economia sociale che ha dato vita a una rete di cooperative.

Il primo percorso nasce nel 2006, a seguito di un bando vinto per il recupero della Catacomba di San Gaudioso, nella Basilica di Santa Maria della Sanità. Successivamente ha portato al recupero, all’apertura al pubblico e alla gestione delle catacombe di San Gennaro. I turisti sono passati da 4.000 nel 2011 a 100.000 nel gennaio di quest’anno. Ci lavorano 30 ragazzi costituiti in cooperative.

L’Officina dei Talenti, cooperativa sociale di tipo B, composta da 9 giovani del rione, in soli quattro mesi, nei 6.000 metri quadri della catacomba di San Gennaro, ha realizzato un moderno impianto di illuminazione a Led (che previene anche il deterioramento degli affre-schi), sotto la supervisione di un in-gegnere milanese che, ogni setti-mana, veniva a Napoli a sue spese.

La Cooperativa La Paranza, ha iniziato un cammino di auto sviluppo che mette assieme le singole esperienze dei ragazzi al servizio del Rione. La voglia è quella di non di cambiare (utopisticamente) la città, ma di lavorare per cambiare la città, rendendola più bella e vivibile. Una bella esperienza è stata quella di lavorare alla riqualificazione della piazza dove i ragazzi hanno dimostrato di essere capaci di lavorare allo stesso livello di un’impresa che guadagna cinque volte più di loro. Il loro slogan è: “la speranza ha due bellissime figlie: lo Sdegno e il Coraggio di cambiare le cose”.

Altri hanno realizzato due progetti per l’accoglienza di turisti e pellegrini: Casa Tolentino e Casa del Monacone. Sono due strutture ricavate da conventi ormai in disuso, gli ospiti trovano un clima caldo, gentile e familiare.

Vi sono stanze ben arredate che non hanno nulla da invidiare ai grandi alberghi, con vista mare ed un bellissimo giardino dove passeggiare. «Era naturale creare L’Accademia della Sanità, afferma don Antonio, perché a Napoli la vita vera è quella che s’incontra e si “recita” per la strada ed è bello vedere una chiesa che si trasforma in teatro. Rappresenta un messaggio di serenità, speranza e fiducia nelle possibilità dell’uomo. Abbiamo corsi frequentati da ragazzi e da gruppi teatrali che vi gravitano attorno. I nostri ragazzi, quando studiano e parlano di ciò che li circonda, fanno teatro».

L’Orchestra Sanitansamble, è un percorso didattico musicale, gratuito, riservato ai bambini e agli adolescenti della Sanità. Ricalca il metodo di Antonio Abreu, il cui obiettivo è promuovere l’educazione come strumento di prevenzione verso comportamenti asociali e criminali. Il metodo Abreu ha permesso di aiutare tantissimi bambini e ragazzi del Rione Sanità esposti alla povertà e al disagio affettivo, offrendo loro una possibilità di riscatto. Tra loro è spuntato anche qualche talento. L’orchestra è formata da 50 di loro, è guidata da 13 maestri, un direttore d’orchestra e da un direttore artistico. L’orchestra si è esibita anche davanti all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Nel 2014 tutte le realtà che da anni sono operative sul territorio, hanno scelto di costituirsi in Fondazione di Comunità San Gennaro Onlus, la cui finalità è di dare più stabilità a quanto realizzato, con l’obiettivo di promuovere sempre più progetti.
E’ stata per me una giornata di grande formazione, conoscere e ascoltare i ragazzi di una comunità “speciale e particolare”. Una co-munità locale, quella del Rione Sanità, accovacciata tra le colline di Napoli (circa tre chilometri quadrati, densamente abitati, dove non ci sono due storie separate: una della salvezza e l’altra dell’umanità! La storia è “storia di “salvezza”, è “il lento, doloroso e gioioso cammino della famiglia umana verso la pienezza del Regno”, verso la sua trasforma-zione in “famiglia di Dio”.

Salutando Don Antonio, gli dico: “Mi sarebbe piaciuto restare ancora qualche giorno con voi”. Lui mi abbraccia, sorride e mi dice: “Ti aspetto là in Rione Sanità, dove l’umanesimo o diventa UMANITA’ o MUORE”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...