IDEE / Sud, giovani e Chiesa: il documento dell’ultimo incontro di Napoli

Nell’incontro del 22 gennaio 2018, a Napoli, si è parlato di Sud, giovani e Chiesa. Questo il documento di resoconto.

I dati sulla disoccupazione giovanile nelle regioni del Sud Italia sono drammatici. I territori riescono tuttavia ad assorbire, con una grande pazienza e attraverso reti soprattutto informali, una situazione che altrove porterebbe a rivolte sociali.
Ma la Chiesa può fare qualcosa e dare un proprio contributo per cambiare in meglio questo tipo di realtà? In che termini concreti può intervenire?

La Chiesa detiene un patrimonio immobiliare, artistico e culturale che a volte viene vissuto come un peso, in termini di gestione e mantenimento. La risposta è spesso quella di affidare a professionisti esterni, tecnici, il compito di mettere “a reddito” quei beni con attività che non sempre rispettano una visione dell’economia in linea con un approccio cristiano che vede sempre l’uomo al centro, nella sua ricerca della felicità.

Quegli stessi beni, invece, la Chiesa potrebbe metterli a disposizione dei giovani per iniziative e progetti imprenditoriali realizzando fondamentalmente tre obiettivi: la crescita del capitale umano, il mantenimento delle strutture, la creazione di posti di lavoro. Quel patrimonio diventa così “generativo”, crea cioè valore sul territorio, al di là di meri ritorni economici nell’immediato.

Il “guadagno” è da intendersi quindi in termini più ampi, di ricaduta sul sistema sociale. Crescita del capitale umano vuol dire far crescere in termini educativi giovani che vivono in contesti difficili, con possibilità scarse o nulle. Invece, inserirli in esperienze di impresa e cooperazione li forma, li specializza, li porta a relazionarsi e a misurarsi con un mondo esterno fatto di opportunità. Mantenere le proprie strutture e renderle vive è un obiettivo che dovrebbe stare a cuore alla Chiesa stessa, sia in termini di conservazione di un patrimonio storico e culturale, sia in termini di valorizzazione economica. Creare posti di lavoro, infine, è una ricaduta che non ha bisogno di argomenti a proprio sostegno proprio per il contesto drammatico dell’occupazione giovanile che le statistiche continuamente ci restituiscono.

Sperimentazioni di questo tipo già esistono nel Sud Italia. Si tratta di esperienze che hanno una loro solidità, ma che al tempo stesso sono anche fragili. Sono solide perché, pur tra mille difficoltà, riescono a camminare da sole e a farcela grazie all’entusiasmo e alla creatività dei ragazzi. Sono fragili perché in qualche caso non trovano l’appoggio di chi dovrebbe essere invece il primo sostenitore, cioè la Chiesa stessa. La quale, a volte, non riesce ad avere una capacità visionaria e a cogliere la “generatività” di queste esperienze.

Il cammino fatto in passato con il Progetto Policoro ha spronato la Chiesa del Sud Italia a porsi il problema dell’occupazione giovanile. Chiedere di mettere a disposizione dei ragazzi i beni, altrimenti destinati all’abbandono o messi in mano a una finanza speculativa, va in quella stessa direzione.

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