TERRITORI / Intervista a don Antonio Loffredo sul tema minori e violenza

Il quotidiano La Repubblica ha intervistato don Antonio Loffredo in merito agli episodi di violenza giovanile, che hanno visto protagonisti dei minorenni napoletani a danni di loro coetanei.

L’articolo è stato pubblicato martedì 16 gennaio 2018.

Lo riportiamo qui di seguito:

La sfida di padre Loffredo nel quartiere dove il lavoro lo dava solo la camorra

Ha dato una chance a decine di giovani Grazie a lui è nata una rete che sta rivitalizzando la Sanità

di Stella Cervasio

Napoli

Brilla una stella nell’inferno di Napoli stretta nella morsa delle baby gang. È la sfida di un prete che ha cambiato un quartiere dove il lavoro prima lo dava solo la camorra. Padre Antonio Loffredo col nuovo anno ha festeggiato un record: le Catacombe di San Gennaro ( proprietà del Vaticano) hanno raggiunto i 100mila visitatori, «in 7 anni, da quando le hanno prese in mano i ragazzi del quartiere», racconta con gli occhi che gli brillano il parroco della Basilica di Santa Maria alla Sanità.

Prima erano quasi chiuse, finite. I fili della luce pendevano dai muri su cui colava l’acqua. È arrivato padre Antonio con la Fondazione San Gennaro, le ha sgombrate dal degrado e i turisti sono tornati: da 4000 nel 2011, a 100mila. «E ci lavorano 30 ragazzi costituiti in coop. « Non sono pochi — commenta il presidente della municipalità Ivo Poggiani — per questo quartiere che purtroppo ha la più alta dispersione scolastica d’Italia » . Ha una proposta anche per questo, il “ modello Sanità”. «Quello che gli addetti ai lavori chiamano così — prosegue Poggiani — è una rete fissa che deve molto a padre Loffredo, un processo che parte da due momenti, il primo è il lavoro che la Fondazione San Gennaro fa con cooperative e associazioni, e il secondo è una spinta che deriva dalla tragica morte di Genny Cesarano, il 17enne ucciso per errore nel 2015 durante una sparatoria in piazza. La sua morte ha legato esperienze diverse sul territorio creando una rete fluida di relazioni, dove la municipalità è uno degli attori protagonisti: oggi abbiamo rapporti con questura e prefettura, Regione, Comune, tutti stanno facendo di più rispetto a quello che facevano in passato».

Impossibile prescindere da padre Antonio, carismatico e imbronciato, che ama più fare che parlare. Ma della rete fanno parte anche padre Alex Zanotelli, manager del no profit, l’Altra Napoli guidata da Ernesto Albanese e tante altre figure a cui il sacerdote ha dato energia, vedi Ciro Oliva, il giovane pizzaiolo- chef che ha sempre il tutto esaurito; Ciro Scognamillo, pasticciere con molte sedi; l’artista Christian Leperino, che si è fatto affidare una chiesa in mezzo al mercato dove fa mostre e laboratori di suoi giovani colleghi: tutte persone che danno lavoro ai ragazzi e stanno rivitalizzando il quartiere.

La rete sta operando una rivoluzione dal basso che coinvolge ormai centinaia di famiglie del rione. « Se io faccio l’orchestra sinfonica dei bambini, il loro teatro, se apro le chiese, che diventano luoghi operativi, la gente ti segue — dice padre Loffredo — perché vede che tu fai qualcosa “per”, non “contro”. Le persone che mi stanno accanto vogliono cogliere opportunità positive. Lavoriamo perché dai posti off limits possa nascere un grido di speranza». E oggi la Sanità attira turisti. Cominciò due anni fa con una “Notte bianca”. Non ci credeva nessuno, invece fu un successo e la malavita non osò rompere l’armonia. « Il segreto è stato trovare risorse economiche al di là delle istituzioni pubbliche bloccate dalla burocrazia » dice Mario Gelardi, che ha fondato nella chiesa di San Vincenzo il Nuovo teatro Sanità. «Dobbiamo pagare le bollette, riparare le poltrone rotte. E soprattutto dare lavoro. All’inizio il teatro, che ospita più di 70 ragazzi e 30 bambini, è stato sostenuto da Roberto Saviano, ora c’è la Fondazione Alessandro Pavesi: la rete funziona, i ragazzi frequentano i laboratori gratis e possiamo pagare gli insegnanti».

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